Il dolce peccato
Aveva ventisette anni, un'eleganza naturale e quello sguardo capace di passare dalla dolcezza alla severità in un solo battito di ciglia. Insegnava religione, ma sembrava più interessata alle domande che alle risposte.
«La fede», disse un giorno, «non è assenza di dubbi. È il coraggio di attraversarli.»
Fuori dall'aula, però, Chiara custodiva un lato che nessuno immaginava. Le piacevano il jazz, il vino rosso e le lunghe passeggiate di sera, quando la città sembrava spogliarsi delle sue maschere.
Una sera, entrando in una piccola libreria, incontrò Marco. Cercavano entrambi lo stesso volume. Le loro mani si sfiorarono sul dorso del libro e, per un istante, nessuno dei due sembrò avere fretta di allontanarsi.
«Sembra un segno del destino», scherzò lui.
Lei sorrise. «O forse è solo una coincidenza. Anche il destino, ogni tanto, ama travestirsi.»
Cominciarono a vedersi. Prima un caffè, poi una cena, poi quelle conversazioni che finiscono quando il locale chiude e continuano passeggiando senza una meta.
Marco la prendeva spesso in giro.
«Tu insegni religione, ma hai uno sguardo che farebbe perdere la concentrazione persino a un santo.»
Lei rise, abbassando appena gli occhi.
«Allora è meglio che i santi non vengano alle mie lezioni.»
L'ironia si mescolava alla complicità. Ogni incontro sembrava lasciare qualcosa in sospeso: una frase non detta, uno sguardo trattenuto, una vicinanza che nessuno dei due aveva ancora il coraggio di trasformare in qualcosa di più.
Una sera salirono fino al belvedere che dominava la città. Le campane della chiesa vicina iniziarono a suonare.
Marco alzò gli occhi verso il campanile.
«Spero che non sia un rimprovero.»
«Tranquillo», rispose lei con un sorriso appena malizioso. «Credo che lassù abbiano cose molto più importanti di cui occuparsi che giudicare due persone felici.»
Il vento le spostò una ciocca di capelli sul viso. Marco gliela sistemò delicatamente dietro l'orecchio. Quel gesto semplice bastò a cambiare l'atmosfera.
Lei non si allontanò.
I loro sguardi rimasero sospesi per lunghi secondi, come se il resto del mondo avesse smesso di esistere. La distanza tra loro si ridusse lentamente, fino a diventare quasi impercettibile. Si poteva sentire il respiro dell'altro, il calore della pelle nonostante l'aria fresca della sera.
«Sai qual è il peccato che temo di più?» le chiese lui, con un sorriso.
«Quale?»
«Lasciarmi sfuggire qualcosa che desidero davvero.»
Lei lo guardò con un'espressione in cui dolcezza e audacia sembravano convivere perfettamente.
«Allora non perdere altro tempo.»
Le loro labbra si sfiorarono appena in un bacio lento, più promesso che consumato. Durò pochi istanti, ma bastò a far nascere quella complicità silenziosa che non aveva bisogno di parole.
Le campane avevano ormai smesso di suonare.
Eppure, in quel momento, nessuno dei due riusciva più a sentire altro.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Il dolce peccato:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
